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| LA STORIA ------------> |
Nel medioevo |
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Nel
Medioevo Con il nome "Fumone" questo castello appare solo nel Medioevo, esattamente nel secolo X quando l'imperatore di Germania, Ottone Primo di Sassonia, donò alla Santa Sede e al suo Pontefice Giovanni XII nell'anno 962, le città di Teramo, Rieti, Norcia, Amiterno e l'Arx Fumonis. Questa importante donazione ci dimostra che il Castello di Fumone era degno di essere donato ad un Papa al pari di notevoli e popolose città, ma soprattutto che nel decimo secolo era una fortezza già famosa e collaudata, di grande importanza strategica per lo Stato Pontificio. Servizi
commerciali del Castello |
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(Bonifacio VIII)
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Esiste, per risalire ai primi feudatari della Rocca, un Leo de Fumone del 1111, vi è poi un documento riportato da Liber Censuum (LC, I, 1910; p.401) sottoscritto nel 1125 sotto il pontificato di Onorio II, che testimonia i rapporti esistenti tra domìni cui il castrum è affidato in custodiam. Ai signori nominati nell'atto, Gregorio e Bertriamo e
loro congiunti, viene confermata la custodiam dell'atto di Fumone, già
concessa ai loro avi. Essi presentano giuramento di fedeltà al Pontefice e
si impegnano a difenderlo contro qualsiasi nemico. Ci sono inoltre tutta
una serie di annotazioni contenute dell'Obituario del Monastero di SS.
Ciriaco e Nicola in Via Lata a Roma. Una di tali annotazioni, nel ricordo
della morte di "Bertraimus di Fumone", fa ancora menzione sia del Castello
sia del feudatario, la cui famiglia mantenne il possesso della Fortezza
ininterrottamente fino a quasi tutto il secolo XIII. Nel 1116, durante la
controversia delle investiture e la lotta in Roma tra fazione di Enrico V
e la pontificia, venuto a morte Pietro, Prefetto di Roma di parte
imperiale, Papa Pasquale II rivendicò alla Sede l'elezione di quel
magistrato, nominando Pierleone, un potente nobile della fazione
opposta. Il popolo ed il partito imperiale si opposero a tale nomina
elevando a prefetto il figlio del defunto, ugualmente Pietro di
nome(probabilmente della famiglia Corsi), ancora giovinetto. Nel
contrasto che ne seguì il nuovo prefetto eletto dal popolo rimase nelle
mani del pontefice, che l'avviò verso Castel Fumone per farvelo
rinchiudere. Questo fatto dimostra che il potere della Chiesa su Fumone
era nel 1116 ben saldo e che il Castello con le sue prigioni dava ampie
garanzie di poter recludere il personaggio che, per carica e prestigio,
era il più importante in Roma dopo il Pontefice.
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![]() Servizi commerciali del castello |
