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| L'ARX FUMONIS-----> |
Prigione di stato |
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La prigione di stato La reclusione dell'antipapa Gregorio VIII, avvenuta nel XII sec. ci dimostra che la fortezza di Fumone era già utilizzata da tempo dalla Santa Sede come prigione di stato per importanti personaggi politici. Nel 1268 troviamo ancora ricordata la Rocca fumonense come prigione per i ribelli catturati dalle milizie francesi e pontificie, condotte dal capitano di ventura Giovanni de Epa e dal rettore di campagna Andrea Spiliati, in quanto tutta la Campania era tenuta a soqquadro dai baroni, ostili al nuovo re di sicilia Carlo d'Angiò, che spesso sopraffati venivano condotti prigionieri a Fumone, ove finivano i propri giorni. | |||
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Ingresso della fortezza
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Le porte ferrate che molte volte si erano schiuse a ricevere, per non restituirli talora neppure morti, tanti infelici avversari della chiesa o dei feroci signori della Rocca, dovevano nuovamente aprirsi e pesantemente chiudersi alle spalle di un Santo Pontefice: l'eremita Pietro da Morrone, l'autore del "Gran Rifiuto", rammentato da Dante e dallo stesso condannato tra gli ignavi (Canto V Inferno), eletto Papa con il nome di Celestino V IL Castello è situato al centro della fortezza. Circondato da un'ulteriore cinta di mura, è munito di attrezzature autonome di difesa. Al suo interno le numerose torri di avvistamento, la residenza del preposto del Papa e dei suoi familiari, le prigioni per custodire i nemici della Chiesa, gli alloggi per i soldati, gli orti di corte, le gigantesche cisterne.
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![]() Servizi commerciali del castello |
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