Nel corso della sua storia millenaria il Castello di Fumone ha avuto solo due passaggi di mano: dal 962 d.C. al millecinquecento fu proprietà pontificia e principale Castellania della Chiesa del Basso Lazio; e dal 1588 ai nostri giorni il Castello appartiene alla famiglia romana dei Marchesi Longhi de Paolis che nei secoli lo trasformò in propria residenza di Campagna, e che ancora oggi lo conserva e lo tramanda di padre in figlio.
La storia del castello di Fumone ha origini oscure e antichissime. Per la sua collocazione geografica fin dagli albori Fumone fu una importante vedetta e un luogo di comunicazione. L’altura di 800 mt ove è collocato Fumone si trova in una posizione di straordinaria importanza strategica, una posizione a dominio sull’intera valle del Sacco e sulla via Latina (la più antica strada consolare di Roma) la via maestra che collegava l’Urbe con il sud d’Italia.
Il nome di Fumone nasce dalla funzione che il luogo rivestiva sin dall’antichità, un ruolo di osservazione e di comunicazione svolta attraverso i segnali di fumo.
Appartenuto originariamente agli Ernici (antichissima popolazione residente nell’alta Ciociaria) Fumone è segnalato come luogo di rifugio del Re Tarquinio il Superbo, scacciato da Roma, e in cerca di alleanze prima della sua sconfitta definitiva presso il lago di Regillo.
In seguito i Romani presero possesso della rocca e la utilizzarono per secoli, durante le guerre di conquista del Lazio Aggiunto contro le popolazioni dei Volsci, dei Marsi, degli Equi e dei Sanniti.
Appartenuto originariamente agli Ernici (antichissima popolazione residente nell’alta Ciociaria) Fumone è segnalato come luogo di rifugio del Re Tarquinio il Superbo, scacciato da Roma, e in cerca di alleanze prima della sua sconfitta definitiva presso il lago di Regillo.
In seguito i Romani presero possesso della rocca e la utilizzarono per secoli, durante le guerre di conquista del Lazio Aggiunto contro le popolazioni dei Volsci, dei Marsi, degli Equi e dei Sanniti.
Dal 455 d.C. nel corso delle continue invasioni barbariche, Fumone riprese il suo ruolo di vedetta e di luogo di diffusione di messaggi attraverso i segnali di fumo (da qui il nome Fumone), comunicazioni che annunciavano i pericoli e le imminenti devastazioni di eserciti nemici che puntavano verso Roma.
A partire dal X secolo d. C. la storia di Fumone è strettamente legata a quella della Chiesa.
Il primo documento ufficiale in cui compare il nome di Fumone è la “Donazione Ottoniana” quando nell’anno 962 l’imperatore di Germania, Ottone 1° di Sassonia, donò alla Santa Sede e al suo Pontefice Giovanni XII, le città di Teramo, Rieti, Norcia, Amiterno e l’Arx Fumonis. Segno inequivocabile di grandissima fama e importanza del Castello di Fumone già nell’alto medioevo.
Inespugnabile, la Rocca di Fumone fu usata dai Papi per oltre cinque secoli come antiguardo verso il mezzogiorno, luogo di comunicazione e prigione pontificia per prigionieri politici.
Nel 1116, durante la controversia delle investiture e la lotta in Roma tra fazione dell’imperiale di Enrico V e quella papale di Pasquale II, nel castello in catene vi venne condotto il Prefetto di Roma Pietro Corsi (per importanza la seconda carica dopo il Papa) che stava stringendo alleanza con l’Impero ai danni del Papato.
Nel 1121 il Castello di Fumone fu luogo di prigionia e morte dell’Antipapa Gregorio VIII (al secolo Maurice Bourdin), che anteposto dall’Imperatore Enrico V ai papi Pasquale II e Gelasio II, dopo sette anni di lotte venne sconfitto a Sutri dal successore Papa Callisto II, e condotto in catene a Fumone. Alla sua morte il corpo dell’antipapa Gregorio fu sepolto nel Castello e non venne mai più ritrovato.
Nel XIII secolo, dopo la morte del re Federico II di Svevia, le prigioni del Castello si aprirono per ospitare importanti prigionieri Svevi presi dalle schiere del figlio Manfredi, in guerra con il Papato.
In ogni caso l’episodio più importante della storia ultra millenaria del Castello di Fumone avvenne nel 1295 quando vi fu rinchiuso il Santo Papa del “Gran Rifiuto”, Celestino V, che ivi morì il 19 maggio del 1296 dopo dieci mesi di prigionia. Durante il suo trapasso il Santo Papa compì il primo miracolo da morto: una croce di fuoco comparve davanti alla sua cella e vi rimase sospesa in aria per ore.
Da quel giorno il Castello di Fumone, che per lunghi secoli aveva rivestito un importante ruolo di natura prettamente militare, assunse anche quello di luogo spirituale di sicura importanza.
Nel corso del XVI secolo il Castello di Fumone andò perdendo la sua rilevanza di carattere militare e andò man mano decadendo. Fu così che Papa Sisto V decise che la rocca andava conservata come memoria storica e nell’anno 1588 lo vendette ad una famiglia aristocratica romana: i Marchesi Longhi in ragione della loro secolare tradizione Celestiniana (la prima famiglia a diffondere il culto Celestiniano sin dal 1296).
I discendenti del cardinale Guglielmo Longhi (creato Cardinale nel 1295 proprio da Celestino V) investendo ingenti somme di denaro trasformarono il Castello in Santuario Celestiniano e propria residenza di campagna. Ampliarono il Palazzo signorile addossando al mastio medioevale un nuovo edificio rinascimentale. Infine costruirono i monumentali Giardini Pensili (restaurati con ingenti lavori nel 2024).
Da quel giorno il Castello di Fumone, che per lunghi secoli aveva rivestito un importante ruolo di natura prettamente militare, assunse anche quello di luogo spirituale di sicura importanza.
Nel corso del XVI secolo il Castello di Fumone andò perdendo la sua rilevanza di carattere militare e andò man mano decadendo. Fu così che Papa Sisto V decise che la rocca andava conservata come memoria storica e nell’anno 1588 lo vendette ad una famiglia aristocratica romana: i Marchesi Longhi in ragione della loro secolare tradizione Celestiniana (la prima famiglia a diffondere il culto Celestiniano sin dal 1296).
I discendenti del cardinale Guglielmo Longhi (creato Cardinale nel 1295 proprio da Celestino V) investendo ingenti somme di denaro trasformarono il Castello in Santuario Celestiniano e propria residenza di campagna. Ampliarono il Palazzo signorile addossando al mastio medioevale un nuovo edificio rinascimentale. Infine costruirono i monumentali Giardini Pensili (restaurati con ingenti lavori nel 2024).
Ultimo evento che si può considerare di carattere storico è stata la visita pastorale del Beato Papa Paolo VI Montini il 1’ settembre 1966. Quel giorno, come Pellegrino Apostolico, il Papa volle rendere omaggio al suo predecessore Celestino V e nell’occasione a futura memoria di sua mano posò una croce votiva realizzata dal suo scultore Enrico Manfrini. Inoltre Papa Montini fece costruire, a spese della S. Sede, una chiesa in dedicata a San Pietro Celestino V.
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