Giovanna Corcione
Artista, pittrice, Giovanna Corcione appartiene a una storica famiglia di artisti discendente dai Valeriani. Si forma presso il Liceo Artistico di Salerno e l’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove conclude entrambi i percorsi con il massimo dei voti. Insegna Storia dell’Arte e Discipline artistiche da oltre vent’anni. Dopo un periodo di silenzio creativo, nel 2024 torna all’attività espositiva con la personale “OPPOSTI ”, presentata presso l’ex Chiesa della SS. Trinità a Giffoni Sei Casali. La sua ricerca spazia dal figurativo all’astratto, approdando negli ultimi anni a un linguaggio vicino all’astrattismo concettuale, caratterizzato dall’uso della resina come medium espressivo principale.
L’uso della resina, medium principale della sua produzione recente, assume valore simbolico: la materia fluida viene controllata, indirizzata e dominata dall’artista, in un equilibrio tra gesto e progetto, istinto e disciplina. In questa dialettica tra forma e flusso si riflette la tensione umana verso la ricerca di senso e armonia.
La ricerca artistica di Giovanna Corcione si muove nel solco di un equilibrio costante tra memoria, introspezione e controllo della materia. La sua pittura, colta e disciplinata, nasce da una formazione solida e da un legame profondo con le radici familiari, ma si orienta verso un linguaggio contemporaneo che privilegia la sperimentazione e la riflessione concettuale.
I riferimenti letterari in particolare ai testi di Alessandro D’avenia si intrecciano con la componente simbolica e spirituale, costruendo un dialogo tra parola e immagine, tra esperienza e conoscenza.
Giovanna Corcione afferma un linguaggio personale e coerente, in cui la dimensione tecnica si coniuga con una profonda tensione spirituale. La sua opera invita a un’osservazione lenta e consapevole, proponendo la pittura come strumento di conoscenza e di crescita.
Nel gesto che doma la materia si riconosce la volontà di restituire all’arte il suo valore originario: generare senso, custodire memoria, creare legami.
La dimensione personale, radicata nella memoria familiare e affettiva, si apre così a una più ampia considerazione dell’esistenza come spazio di relazione, dove la fragilità non rappresenta una debolezza, ma una forma di consapevolezza. l’Arte non è sopravvivenza, l’Arte è trascendentale è elevarsi.


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